sabato 3 novembre 2007

9 anni fà

Quando sembra che il tempo scorra inesorabilmente certi avvenimenti ti fanno tornare sulla terra, su quella visione borgesiana di un tempo iterativo, di circolo ineluttabile, insolvibile, indecifrabile.
Nove anni sono tanti, un periodo che empiricamente può racchiudere cambiamenti radicali, fondamentali nella propria esistenza.
Io stesso sono passato attraverso centinaia di avvenimenti che hanno radicalmente modificato le mie abitudini, le mie conoscenze, i miei luoghi...ma non me stesso.
Ed i ricordi, quando chiamano e ti ricordano con veemenza quanto sia vano il tentativo di allontanarli per costruire nuove basi per ripartire e rinnovarsi, sono l'elemento principe che ti veicola attraverso il tempo immobile.
Io sono sempre me stesso e tu sei sempre quì al mio fianco, nel mio cuore, nella mia mente.
Nove anni fà, un ragazzo meraviglioso di nome Giovanni decise di lasciarci.
Aveva solo 20 anni, la bellezza della gioventù, la freschezza delle idee e di un'espressione ironica e cordiale che difficilmente ti lasciava indifferente.
Ha passato il proprio tempo come un lampo. Ha vissuto. Ha lasciato la propria traccia a prescindere dal modo in cui ha deciso di smettere.
Abbiamo sorriso insieme, abbiamo pianto insieme, abbiamo provato a crescere insieme. Ci siamo fusi l'uno nell'altro, ci siamo donati la certezza della reciprocità immateriale, del pensiero che corre in simultanea. Ci siamo guardati negli occhi riuscendo con estrema semplicità ad andare oltre.
Ho vissuto la sua sofferenza con estrema partecipazione, abbandonandomi col sorriso pur conscio delle immani difficoltà. Abbiamo chiarito, discusso, ci siamo incazzati. Ci siamo fatti delle enormi risate con dei semplicissimi gesti, delle innocentissime azioni.
Sapevamo che c'eravamo sempre, a prescindere dal luogo, dal tempo, dagli stati d'animo.
Quel giorno è rimasto scolpito con violenza nella mia memoria.
1 Novembre del 1998.
Il suicidio non è atto di codardia, di non-senso nè di completo auto-annullamento.
Banale sarebbe anche dire di converso che è la piena affermazione del sè. Cercavi solo aiuto. Posso saperlo solo io...e mi danno al pensiero di non averti aiutato abbastanza.
Mentre lasciavi il tuo corpo (atletico per giunta!), i tuoi occhi azzurri come il mare di un'isola caraibica in una giornata splendente avevi lo stesso sguardo triste ed innocente che ricordo perfettamente.
La stessa ironia, la stessa maniacale perfezione mentre ti accingevi ad incontrare la morte, che forse neppure eri certo di cercare. Forse speravi che la corda si spezzasse, chi lo sa. Forse ti immaginavi il giorno dopo mentre insieme andavamo a mangiare un gelato raccontandoci sempre le stesse sciocchezze che ci facevano sorridere o cantando le amate canzoni dei Queen.
Vorrei avere la certezza che questi miei pensieri, le mie sporadiche lacrime che scivolano ogni volta che ti penso intensamente possano giungerti come so ti giungevano quando eri in vita, quando dicevi che non temevi nessuna avversità perchè sapevi dell'esistenza di una persona speciale su cui potevi sempre contare.
Io ti sento ancora, non ti ho mai abbandonato. Oggi è maledettamente identico a ieri.
Conto sempre di avere un amico sincero e fedele a cui non posso telefonare, a cui non posso raccontare le mie difficoltà ma che riesce ancora a riscaldarmi il cuore e che ancora riesce a farmi considerare l'amicizia (quella vera, quella che solo al tuo fianco ho saputo riconoscere) come un valore fondamentale dell'esistenza umana, ma soprattutto REALE.
Ti voglio bene Mandì, te ne voglio davvero tanto.

In loving memory of
Giovanni Guarino (b. 09-03-1978 - d. 01-11-1998)

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